PER NON DIMENTICARE: IL PROCESSO A ADOLF EICHMANN

A distanza ormai di oltre mezzo secolo, sembra sempre più attuale una data importante come quella della Giornata della Memoria, che il 27 gennaio di ogni anno ricorda le vittime dell’Olocausto della seconda guerra mondiale.

E’ passato troppo tempo? Sembra proprio di no ed i fatti e le notizie rimbalzate dai media mondiali di questi mesi lo dimostrano: la “distruzione” e la “catastrofe” sono propri della nostra società, sono elementi interni delle nostre comunità, sono parte di noi stessi.

Importante allora questo esercizio di memoria, che questa volta vi invitiamo ad eseguire seguendo con attenzione il film “The Eichmann show”.

Per ricollegare la vicenda precisiamo subito chi fu Adolf Eichmann: con il grado di SS-Obersturmbannführer (l’equivalente di un generale) era responsabile di una sezione del RSHA (l’ufficio centrale per la sicurezza del Reich); esperto di questioni ebraiche, nel corso della cosiddetta soluzione finale organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento. Criminale di guerra, sfuggito al processo di Norimberga, si rifugiò in Argentina, ma venne poi catturato dal Mossad, processato e condannato a morte in Israele per crimini contro l’umanità.

Martin Freeman e Anthony LaPaglia sono i protagonisti di questo film di 90 minuti sulla trasmissione televisiva del processo ad Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dell’Olocausto.
Definito il ‘processo del secolo’, venne mandato in onda in 37 Paesi e per la prima volta l’orrore dei campi di sterminio venne raccontato in diretta dalle vittime. La messa in onda di quel processo rappresenta il primo evento televisivo globale e il film racconta la straordinaria storia del team di produzione che dovette superare ostacoli di ogni tipo per poter catturare la testimonianza di uno dei più noti criminali nazisti. La vicenda si svolge a Gerusalemme nel 1961, quando il geniale produttore televisivo Milton Fruchtman (Martin Freeman) assume il regista Leo Hurwitz (Anthony LaPaglia) per occuparsi delle riprese del processo.
Hurwitz, regista molto amato dalla critica e pioniere nell’uso di diverse macchine da presa per le riprese in studio, era finito nella ‘lista nera’ di McCarthy dove era rimasto per un decennio. Arrivando a Gerusalemme, Hurwitz si trova per le mani un lavoro dalle dimensioni epocali: con l’aiuto di Milton, in tempi ristrettissimi deve addestrare un team di riprese formato da professionisti inesperti e convincere i giudici a cambiare decisione, lasciando che il processo venga ripreso. Lavorando sotto un’incredibile pressione, alla fine i due riescono ad ottenere il permesso di girare, a condizione però che l’aula del tribunale venga ricostruita e dotata di speciali macchine da presa nascoste.
Nel corso dei quattro mesi successivi, i momenti salienti del processo – montati velocemente alla fine di ogni giornata e spediti in tutto il mondo – avrebbero avuto un effetto sensazionale e profondo. Giorno dopo giorno infatti i sopravvissuti all’Olocausto fornirono la loro testimonianza scioccante davanti al pubblico di tutto il mondo e, giorno dopo giorno, Adolf Eichmann scioccò il mondo per la sua evidente mancanza di rimorso. L’80% della popolazione tedesca guardò almeno un’ora del programma ogni settimana. Venne trasmesso su tutte e tre le reti statunitensi con notiziari quotidiani in Gran Bretagna. Ci furono persone che svennero guardando il processo in TV, e per la prima volta molti cominciarono a parlare apertamente della loro esperienza dell’Olocausto. La storia straordinaria di come il processo divenne una trasmissione televisiva e del team che rese la cosa possibile non era mai stata raccontata.
Interpretato da Rebecca Front, Andy Nyman e Nicholas Woodeson, il film contiene numerosi filmati di archivio del processo del 1961, mostrando così anche gli aspetti reali di quell’importantissimo evento alle nuove generazioni.”.